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Rosso Malpelo – da venerdì 27 a domenica 29 novembre 2026

Spettacolo inserito in abbonamento nella Stagione Teatrale Turi Ferro 2026/2027
Singoli biglietti in vendita da lunedì 12 ottobre 2026

Acquista i biglietti presso il botteghino del Golden o on line cliccando QUI

Turno A: venerdì 27 novembre – ore 21:00
Turno B: sabato 28 novembre – ore 21:00
Turno C: domenica 29 novembre – ore 18:00
Turno D: sabato 28 novembre – ore 17:30

ENRICO GUARNERI
In
ROSSO MALPELO
di GIOVANNI VERGA
regia GUGLIELMO FERRO regista collaboratore GIAMPAOLO ROMANIA

con
Enrico Guarneri – Ruggero Rizzuti – Rosario Marco Amato – Mario Opinato – Plinio Milazzo – Giampaolo Romania – Maria Rita Sgarlato – Giovanni Fontanarosa – Flora Rossitto

Scene: Salvo Manciagli – Costumi: Lab.ABC – Direttore di Scena: Salvo Patania – Sarta: Isabella Sturniolo

Uno spettacolo intenso e profondamente umano che porta in scena una delle novelle più celebri della letteratura verista italiana.
Ambientato nelle dure cave di rena della Sicilia ottocentesca, Rosso Malpelo racconta la storia di un ragazzo emarginato, segnato dal pregiudizio e dalla crudeltà di un mondo incapace di comprendere la fragilità umana. Protagonista dello spettacolo è Enrico Guarneri, interprete di grande sensibilità e forza scenica, che conduce il pubblico dentro il dramma umano del racconto con una performance intensa ed emozionante. La visione artistica e registica di Guglielmo Ferro per lo spettacolo Rosso Malpelo si distacca dalla semplice trasposizione didascalica della novella, focalizzandosi su una profonda riflessione psicologica, sociale ed esistenziale.
Nota di regia:
La regia di Ferro sceglie un Malpelo adulto, interpretato da Enrico Guarneri, che attraversa la propria storia in una dimensione sospesa tra presente e memoria. Diventa così testimone e coscienza tragica del proprio passato, capace di rileggere con lucidità le violenze e le ingiustizie subite. Al centro dello spettacolo c’è il processo di disumanizzazione del protagonista: emarginato fin dall’infanzia e sottoposto alla violenza della cava, Malpelo finisce per trasformare la durezza subita in una corazza, necessaria per sopravvivere a una società priva di empatia. La regia ricerca inoltre un equilibrio tra denuncia e poesia: alla crudezza verista di Verga si affianca una dimensione teatrale capace di evocare il dramma universale dell’infanzia negata, dello sfruttamento e dell’ingiustizia sociale. In coerenza con il pessimismo verghiano, non c’è redenzione né consolazione: il finale lascia aperta una domanda sulla natura dell’uomo. La cava, infine, diventa una vera gabbia esistenziale: uno spazio claustrofobico e soffocante in cui il coro dei cavatori e le figure del passato amplificano l’isolamento di Malpelo e il peso di una comunità dominata dal pregiudizio.